Montecalvo: tra folclore e leggenda

Il folklore (o folclore) viene da lontano e racchiude quei caratteri di tradizione e territorialità che ha trasformato nei secoli, riti e usanze della vita popolare in quelle che oggi possiamo definire importanti risorse culturali ed economiche. Trasferendo di generazione in generazione i segreti, le tradizioni e le usanze oggi il turismo e la vita quotidiana tendono a riscoprire il valore di queste antiche origini che partono dall'arte popolare e dall'artigianato per arrivare alle feste tradizionali e ai costumi folkloristici. Il termine folklore o folclore (sapere del popolo), racchiude le tradizioni antiche, del passato, nate dal popolo, tramandate oralmente e riguardanti riti, costumi, credenze, in relazione ad un determinato luogo o ad una determinata popolazione.Per Folklore si intendono quindi tutte quelle espressioni culturali comunemente denominate tradizioni popolari. Si caratterizza per il suo radicamento soprattutto nelle regioni meridionali con il proliferare di associazioni e movimenti alla ricerca perenne di antiche tradizioni e leggende da riportare alla luce.

 

 

 

E con questo spirito anche da noi ,a Montecalvo Irpino ,con la nascita della Pro-Loco agli inizi degli anni ‘70 , si è cercato di costituire un gruppo folk capace di conservare e divulgare le tradizioni locali e lo spirito che le accompagnava. Nei primi anni del gruppo l’attenzione era rivolta al recupero delle canzoni e musiche presenti nelle tradizionali feste popolari e la valorizzazione del costume tipico, unico in Campania, delle “pacchiane” ed il recupero etnico-musicale di alcune “cantate e ballate” (in lingua dialettale “Li suoni”) come la “Serenata montecalvese” e la oramai famosissima “Tarantella”con la sua variante tipica del nostro paese. Pionieri di questa ricerca gli appassionati cultori della nostra storia leggendaria, il Prof. Giam Bosco Maria Cavalletti, il Dott.Antonio Stiscia e il bravissimo scenografo ballerino, Albero Palladino. Negli anni , il gruppo Folk montecalvese di strada ne ha percorsa tanta. Spettacoli in tutt’Italia con partecipazioni anche all’estero in particolare Belgio e Svizzera dove risiedono molti emigrati montecalvesi. Numerosi i premi e gli attestati di associazioni ed enti nazionali ed esteri per l’unicità ed originalità delle prestazione offerte. Con grande impegno la Pro – Loco, arrivata al suo quarantesimo anno dalla sua fondazione, continua l’opera di promozione e sviluppo culturale della tradizione, ultima manifestazione, in ordine di tempo “la rievocazione del corteo nuziale” messa in scena dalla scuola dell’infanzia locale con la partecipazione di circa settanta bambini che hanno sfilato per le strade del paese nei tipici costumi folcloristici, ottimamente diretti dagli insegnanti Giuseppina Lanza, Filomena Iampaglia e Giam Bosco Maria Cavalletti.

 

Descrizione del vestito-costume del Dott.Antonio Stiscia, amante e cultore della storia locale:

Intimo Mutandoni ampi lunghi fino al ginocchio, arricchiti di merletti (puntine) di varie forme, spessori e colori, che si intravedevano nei momenti più o meno naturali del corpo e che si manifestavano durante i balli sfrenati del tempo-tarantelle... Particolarità dei mutandoni è che prevedevano uno spacco nel mezzo per consentire il rapido e riservato esercizio degli elementari bisogni corporali.. L 'effetto, sicuramente sexy, veniva accentuato dalla presenza di Calzettoni di lana spessa, di colore nero, fermati a mezza coscia con nastri e reggi calze a molla. I calzettoni venivano realizzati con una tecnica particolare, con 3 o 4 ferri di acciaio, che consentivano la realizzazione delle calze, quasi su misura, della fanciulla o signora che fosse, conservando quella tenuta e aderenza, necessaria nei tanti momenti della vita. (continua) La camicia e il sottanino erano la biancheria intima, la cui funzionalità e rimarcata dalla parola, la particolarità era dovuta alla tramatura del tessuto che significava la condizione sociale della donna, ma sempre con una finezza, grazia e sapiente utilizzo dei materiali.

Le Scarpe venivano realizzate in cuoio e pelle dagli abilissimi artigiani montecalvesi (scarpari) il cui altissimo numero oltre 100, per tutto il decorso secolo,rappresentarono una formidabile realtà economica per il paese. Le scarpe di Montecalvo, realizzate su misura, conobbero un successo territoriale grandissimo, alcuni scarpai meritarono l'appellativo di maestri (masti) per la perfezione e la bellezza delle loro creazioni. L’ abito vero e proprio era così composto: Gonna in lana castorino di colore nero, con applicazioni in cotone e/ o filo bianco, solo sotto la parte inferiore, quella cioè non coperta dal vantesino. Vantesino: parola di chiara derivazione latina (ante- sinum) a significare la particolare destinazione del manufatto. Realizzato in panno di lana di colore verde erba, con ricami, applicazioni (varianti in stoffa anche di colore nero, di seta in bianco con ricami a rilievo e perline nel vestito da sposa).

Corpetto: avente la chiara funzione strategica di sorreggere il seno anche alle poco dotate, era realizzato in panno a strati e con accorgimenti nei bordi a mo di antiurto, con la funzione di tenere ben coperta la parte posteriore della cassa toracica, particolarmente vulnerabile nelle donne. Particolarità del corpetto (buttunera) e la presenza di una doppia fila di bottoni di argento di forma discoide, aventi la funzione di mettere in risalto la condizione della donna maritata.

La Cammisola, camicia importante con pizzi agli orli di color senape e con evidenti ricami a punto croce e/o spugnetta con le iniziali della ragazza e/o della famiglia.

Copricapi: Tovaglia: copricapo in lino grezzo, che come dice la parola aveva una funzionalità che andava oltre il semplice copricapo, infatti la grandezza, la forma rettangolare e il tipo di tessuto facevano si che il copricapo, alla bisogna poteva diventare un giaciglio, una tovaglia da cucina o un necessaire per i fanciulli. Pannuccia: copricapo in lino fine per le grandi occasioni, con ricami a punto croce e frangiatura a cascata sulle spalle. Maccaturo: copricapo in lana di color carne (nero in caso di lutto) che cade sul laterale delle guance, ricco di frange annodate, sovrastato da ricami a bassorilievo in spugna, con motivi floreali. Il costume da pacchiana aveva numerose varianti, dovute alla condizione della donna e infatti si ha un costume da bambina, da giovinetta, da donna promessa, da donna sposata, da vedova (tutto in nero). Discorso a parte merita il Vestito da Sposa , che non prevede alcun copricapo, ma uno scialle in seta con fronzoli, il vestito tutto in bianco, conserva la gonna nera e un vantesino bianco ricco di ricami a bassorilievo con l'apposizione di perline anche vitree di vario colore.

Rievocazione della tradizione folkloristica montecalvese: Foto di Franco D'addona

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