Amerò sempre: Trama del film

Il 10 giugno 1839, nella chiesa del Purgatorio in Montecalvo, il Legato Pontificio della Città di Benevento Mons. Gioacchino Pecci, futuro papa Leone XIII, apre il Processo beneventano di Beatificazione di Padre Pompilio Maria di San Niccolò, sacerdote e religioso delle Scuole Pie, nato a Montecalvo Irpino il 29 settembre 1710. Dopo l’infanzia e la prima giovinezza nella terra natale, il sedicenne Domenico Pirrotti, sesto figlio di una famiglia borghese di Montecalvo, lascia il paese e raggiunge Benevento, accolto dai Padri Scolopi. Prenderà il nome di Padre Pompilio Maria di San Niccolò. Una vita impervia, eroica, piena di ostacoli. A Brindisi è ordinato sacerdote il 20 marzo 1734. Luminosa catechesi, infiammata predicazione, esercizi spirituali, saggia direzione spirituale, confessioni, assistenza a malati e bisognosi. Un apostolato molteplice e generosissimo in tempi assai tristi per la vita cristiana a motivo dell’anticlericalismo e del freddo giansenismo, che allontana i fedeli dall’Eucaristia, dalla devozione al Sacro Cuore e alla Madonna. -VIDEO-

Nutre un amore tutto speciale per l’Eucaristia, sostiene e difende la pratica della Comunione quotidiana, divulga con fervore contagioso la devozione al Sacro Cuore di Gesù, definendolo “L’Amante bello” e ripetendo: “Col cuore sempre nel Cuore di Cristo”. A se stesso ripete spesso: “Amerò sempre!... Quello che non è eterno è nulla”. La sua è una missione di instancabile santificatore delle anime nell’esercizio del ministero sacerdotale. E tutto questo tra indescrivibili tempeste: è accusato di essere turbolento, fazioso, inquieto, eccessivamente amante del proprio dovere e troppo condiscendente nell’assolvere i peccatori; è sospeso dal ministero della confessione, predicazione e direzione spirituale, espulso dal Regno di Napoli, per anni va ramingo da una casa all’altra dell’Ordine; subisce attacchi fisici dal demonio, sopporta persecuzioni e atroci sofferenze fisiche e tutto questo con il fervore nella calma, la calma nel fervore. Riesce, infine, a rientrare di nuovo nel Regno di Napoli e dopo una breve visita ai suoi in Montecalvo, arriva nel profondo Salento afflitto da una durissima carestia. Nell’ultimo anno di vita, moltiplica i gesti di carità per tanti affamati, bambini e poveri, che difende dalle angherie dei ricchi. Al tramonto del sole, al suono delle campane che annuncia i primi vespri della Madonna del Carmine, rende l’anima a Dio in Campi Salentina. È il 15 luglio del 1766.

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna