Montecalvo 1954: la vana richiesta di passare al Sannio

Il 25 agosto 1945 il sindaco Pietro Cristino (nominato dal CLN) chiese il passaggio di Montecalvo Irpino alla provincia di Benevento. Non era una novità: un’analoga istanza era stata già inutilmente formulata nel 1923. L’allora commissario prefettizio dell’amministrazione provinciale di Avellino, il navigato ex parlamentare Francesco Amatucci, oppose il suo netto rifiuto a questa e alle analoghe richieste di Sant’Arcangelo Trimonte e Buonalbergo: “mi permetto di far presente che in analoghe condizioni si trova il comune di Pannarano che, pur appartenendo alla provincia di Benevento, è completamente, a sua volta, intercluso nel territorio della provincia di Avellino e la popolazione, a quanto sembra desidererebbe il passaggio del comune alla provincia di Avellino [… ]Si potrebbe, in tal modo, abbinare il provvedimento, con l’eliminazione delle due anormalità topografiche e con una certa compensazione territoriale e finanziaria fra le due province interessate, ciascuna delle quali perderebbe un comune per riacquistarne un altro“. Avvertendo il potenziale rischio di frantumazione del territorio provinciale (erano in fermento anche vari comuni limitrofi alle aree salernitana e nolana) un anonimo funzionario della prefettura annotò a margine della delibera di Montecalvo: “a poco a poco la provincia verrà soppressa!”

I “voti” del 1954
Pietro Cristino (trionfalmente eletto nella primavera del ’46 con la lista socialcomunista della “Spiga”) tornò alla carica il sedici febbraio 1949. Il democristiano Carlo Caccese, però, convinse l’assemblea a rinviare l’argomento. La questione fu poi riproposta il 25 aprile 1954 dal nuovo sindaco Francescantonio Panzone. Nei “voti” inviati al ministero dell’interno e all’amministrazione provinciale si indicarono le quotidiane difficoltà vissute dai concittadini nel recarsi ad Avellino per compiere le più varie incombenze burocratiche e assistenziali mentre “il costo del biglietto ferroviario è quasi il triplo di quello per Benevento” e “moltissimi giovani si recano giornalmente nel capoluogo sannita”. Di più, sostenendo che “l’economia del Corsanese gravita verso Apice e Benevento”, il consiglio dichiarò di farsi interprete del “voto unanime di tutte le categorie degli artigiani e dei commercianti”. La richiesta non fu votata dalla minoranza. Questa volta Caccese fece notare che in realtà la quasi totalità dei pubblici uffici quotidianamente necessari alla comunità (tribunale, pretura, imposte dirette, registro ecc.) si trovavano nella vicina e ben collegata città di Ariano. La maggioranza modificò allora il testo dei “voti”: il passaggio al Sannio doveva avvenire salvaguardando l’integrale aggregazione agli uffici dislocati sul tricolle, almeno fino alla “creazione da parte di Benevento in Montecalvo di sezioni distaccate dei predetti uffici”.

I rapporti riservati dell’arma
La polemica di Caccese riecheggiò in un rapporto riservato dei carabinieri: il tenente Francesco Marchese, di stanza ad Ariano, scrisse che il documento era stato approvato solo per “esigenze politiche”. L’ufficiale asserì pure che “l’economia del Corsanese non gravita affatto verso Apice e Benevento. Pur essendo vero che molti giovani si recano a Benevento ogni giorno, per motivi di studio, un numero maggiore si porta quotidianamente ad Ariano Irpino per gli stessi motivi. I commercianti e gli artigiani, in notevole maggioranza, sono favorevoli a che il comune resti a far parte della provincia di Avellino”. L’elemento politico fu approfondito in un successivo rapporto dell’arma, questa volta firmato dal maggiore Aldo Giannone, capo del raggruppamento irpino: “I cittadini che non militano nelle organizzazioni politiche sono rimasti completamente indifferenti o hanno riprovato il voto espresso dal consiglio comunale di Montecalvo Irpino nella seduta del 25 aprile. I militanti nel partito comunista hanno favorevolmente commentato il voto stesso, adducendo che il comune, passando in provincia di Benevento, verrebbe ad assumere una posizione di privilegio e di guida, specie dal lato politico, perché nel capoluogo sannita scarsa è l’attività organizzativa. I militanti del partito della democrazia cristiana hanno invece disapprovato il voto in questione, per le seguenti ragioni: i primi anni del comune sarebbero difficili e stentati; il comune verrebbe economicamente asservito ad Apice e Benevento; non vi sarebbe più la possibilità di dipendere dagli uffici di Ariano Irpino, comune pochissimo lontano da Montecalvo; verrebbe arrestata la soluzione attualmente in corso di importanti problemi cittadini, poiché essi non sarebbero più caldeggiati dalla rappresentanza politica di Avellino, siccome come secessionista, né da quella di Benevento, in quanto Montecalvo non ancora aggregato”. Lo stesso ufficiale confermò la piena legittimità dei voti inviati dagli amministratori di Sant’Arcangelo Trimonte: nonostante ciò, il comune è passato alla provincia di Benevento soltanto nel 1978.  

Fiorenzo Iannino xdmagazine

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